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www.unpattotranoi.it Dallo stato del bisogno allo stato del dovere Z. Saltini, in uno
scritto indirizzato al Papa, nel 1944
Nel
mondo pagano si comperavano e vendevano uomini, donne e bambini. Dopo
parecchi secoli di cristianesimo si accorsero che la cosa era inumana,
abolirono la schiavitù e praticamente dissero agli schiavi: «siete
liberi, ma se non ci servite, morirete di fame.» Li
hanno liberati dalle catene e li hanno presi per la gola. E così siamo
giunti al secolo ventesimo dopo Cristo. Che
cosa hanno guadagnato le masse lavoratrici? Un pugno di chiacchiere. Che
cosa erano gli schiavi? Patrimonio del padrone. Che cosa sono in generale
le masse lavoratrici moderne? Prima
di affrontare i rapporti economici con gli uomini bisogna fissare il
rapporto di dignità umana. Siamo o no fratelli? Se siamo fratelli, anche
la più insignificante pretesa di asservimento offende. Davanti
a questo disastro sorgono dottrine, sistemi, lotte, rivoluzioni e guerre.
Coloro che tengono il portafoglio sbandierano disciplina, amore, spirito,
fede, assicurazioni, assistenza, giusta mercede; coloro che sono costretti
a servire prediligono giustizia, redenzione, vendetta, distruzione,
uguaglianza, libertà, socialità. Praticamente,
fatte le dovute eccezioni, la pensano tutti alla stessa maniera: infatti,
se passate il portafogli ai secondi, parlerebbero e farebbero come i
primi. Se il lavoratore diventa padrone è facile che tratti alla stessa
maniera. Rivoluzioni al mondo non ne sono mai state fatte, si sono fatti
leggeri ritocchi del modo di vivere, pressappoco lo stesso egoismo. Come
mai nessun popolo è ancora riuscito a fissare un sistema giuridico che la
faccia finita con la schiavitù sotto qualunque forma rimanga? Che
un uomo dipenda da un altro uomo per ordine gerarchico in qualunque
attività è in rerum natura. Ma che un uomo o una classe debba dipendere
da un altro uomo o da un’altra classe per vivere, non può essere che un
residuo di schiavitù. Che la proprietà privata rappresenti la garanzia
alla libera vita di un lavoratore è naturale. Ma che la proprietà
privata diventi un mezzo per assoggettare e per offrire modo al padrone di
vivere, sia pure in parte, del lavoro altrui, è un ostacolo alla
emancipazione dell’uomo dalla schiavitù. Oggi
quale uomo si adatterebbe ad essere comprato e venduto al mercato? Domani
quale uomo si adatterà ad essere mercanteggiato nel rendimento delle sue
fatiche? C’è
oggi un partito che abbia in programma di ripristinare la schiavitù? Che
pure era legge. Sono sistemi morti per sempre. Domani chi oserà ripensare
al capitalismo privato o di Stato? Il capitalismo come abuso del capitale
sul lavoro, finirà al museo, perché ha avuto anche dei meriti, è stato
il tutore di un popolo minorenne, ne ha fatte delle belle, ne ha fatte
delle brutte a secondo degli uomini che l’hanno rappresentato. Quando
i lavoratori passeranno dallo stato del bisogno allo stato del dovere,
allora il lavoro lo faranno per dignità: non per la sola consolazione dei
frutti materiali, ma per la gioia di essere uomini, vera immagine e
somiglianza di Dio Creatore. Ma
questo non è un punto di arrivo, è al contrario un punto di partenza per
cominciare a vivere da uomini e non da belve. Gli uomini sono anime vive nella lotta, dalle aspirazioni più varie, dalle indoli più disparate. I partiti ci saranno lo stesso, ma esclusa la possibilità dell’abuso dell’uomo sull’uomo, saranno correnti diverse sui dettagli.
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