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www.unpattotranoi.it Zeno Saltini e il pensiero di marxiano
Nei discorsi di d. Zeno Saltini
sono quasi assenti i richiami alla dottrina sociale della Chiesa, che
riteneva lontani dalla radicalità evangelica. Si sente invece affiorare
di continuo l’eco del pensiero socialista. "Vivevo in mezzo al socialismo, a Fossoli; era il centro del socialismo, tutte le feste venivano degli oratori a parlare in piazza. [...] Ho vissuto in mezzo agli operai, ne avevamo parecchi: mezzadri e operai, molti. Io vivevo a contatto con loro, e ho scritto anche in uno dei miei libri la storia di Righìn. Lavoravo con lui e mi spiegava sempre il socialismo: che si arriverà a essere tutti giusti, cioè alla distribuzione giusta della ricchezza, del lavoro. E lui spiegava. Aveva sette, otto o nove figli, non so, era misero, una miseria! Raccontava che il socialismo avrebbe pian piano creato la giustizia, la distribuzione dei beni, del lavoro, della produzione."
C’erano tutte le premesse per fare di
lui, come fu di molti giovani di estrazione borghese, un acceso
massimalista. Invece, la lunga frequentazione con il parroco (persona
sensibile ai problemi sociali, ma di assoluta obbedienza alla Chiesa) e
gli impegni che, su suggerimento di questi, era andato via via assumendo
in associazioni e iniziative cattoliche locali, hanno tenuto questo
giovane fervido di idee e di voglia di fare, saldamente legato alla
tradizione cattolica della famiglia.
Ritenere che la giustizia sociale vada
trattata come scienza è una conquista laica e marxiana.
"Scienza che i cattolici devono osservare prima ancora
di pretendere di essere cattolici. Se i cattolici vogliono essere
coerenti alla loro fede, devono attuare Cristo, che va oltre la scienza
sociale...
d. SALTINI - Dice il
padrone: qui tu puoi guadagnare anche molto. Dice anche: se non si fa
così l’uomo lavora senza passione... Ma questo allora vuol dire che
siamo degli schiavi. Io dico invece che il mio lavoro non ha prezzo.
[...] Il mio lavoro è un collaborare alla creazione per moltiplicare il
benessere umano attraverso la produzione, anche se produco dell’arte,
della musica. E io collaboro facendo l’operaio in questo stabilimento.
Quasi le stesse parole. L’autore
cristiano pone un particolare, diverso, accento sulla funzione del
lavoro, ma la diagnosi e le conclusioni sono le medesime.
d. SALTINI - Se mi
sognassi una notte di lavorare sotto padrone, e dare un prezzo al mio
lavoro, se non mi sveglio presto muoio dallo spavento.
d. SALTINI - Noi
non siamo dei datori di lavoro! [...] Siamo partiti per far vedere che
si può vivere il Vangelo nel rapporto di lavoro: si lavora tutti e le
cose che si producono vengono distribuite a ciascuno secondo le
esigenze. Noi non accettiamo questo rapporto perché è sbagliato. ***
Il testo di una canzone, scritta e
musicata da d. Saltini:
SU FRATELLI
Niente di diverso dagli inni dei
lavoratori socialisti di un secolo fa. ***
Confrontiamo il quadro della giusta
società futura, immaginato da Marx con la realtà di Nomadelfia. MARX - In una fase più elevata della società comunista, dopo che è scomparsa la subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto tra lavoro manuale e fisico; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo omnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive, e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora l’angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: Da ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni! NOMADELFIA - La “fase più elevata” auspicata da Marx è, si direbbe, quella realizzata da d. Zeno:
Si aggiunga, condizione ancora più estrema, l’abolizione della abitazione unifamiliare, sostituita dalla casa del gruppo di famiglie. Condizione attuata, va detto a grande merito di Nomadelfia, senza che, nella convivenza quotidiana, si producano uniformità e perdita delle caratteristiche individuali, quella tetra atmosfera che si associa a ogni immagine del collettivismo. *** Nasce una domanda per i nomadelfi un po’ scabrosa: se non è possibile dire che essi siano tutti dei perfetti cristiani, è invece possibile affermare che siano dei perfetti comunisti? ***
Come realizzare una società comunista? E’ strano: io credevo che i comunisti fossero fratelli tra di loro, ma ho trovato che hanno l’idea che lo stato deve imporre questo rapporto; che tra loro lo facciano spontaneamente è difficile. Una concezione che pretende dallo stato ciò che lo stato dovrebbe veramente fare: e perciò cercano di arrivare a questo attraverso le leggi. Norberto Bobbio scrive: Attraverso il metodo democratico il socialismo è irraggiungibile; ma il socialismo raggiunto non per via democratica non riesce a trovare la strada per il passaggio da un regime di dittatura a un regime di democrazia. Negli stati capitalisti [vale a dire oggi ovunque] il metodo democratico, anche nelle sue applicazioni migliori, blocca la strada verso il socialismo; negli stati socialisti l’accentramento del potere reso necessario da una direzione unificata dell’economia rende estremamente difficile l’introduzione del metodo democratico.
Bobbio espone le sue riflessioni
mentre esistono ancora l’URSS e i paesi satelliti; oggi si è visto che
non di difficoltà ma di impossibilità si è trattato. |