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dal
racconto autobiografico di Zeno Saltini
Gli
stralci del volume ZENO – un’intervista, una vita sono qui
seguiti da brevi testi che consentono una conoscenza sommaria della
intera biografia.
Cliccare
sul titolo che interessa.
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DOVE NASCE L’IDEA DEL “GRUPPO FAMIGLIARE” DI
NOMADELFIA
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A
Fossoli, nella Bassa Modenese, Zeno Saltini, nato nel 1900,
trascorre infanzia e adolescenza nella grande e benestante
famiglia patriarcale.
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DOVE NASCE
L'IDEA SOCIALE DI NOMADELFIA
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Nei
centri della Bassa Modenese, il giovane Zeno assiste al
confronto tra socialisti e popolari (aderenti al Partito
Popolare, di ispirazione cristiana). Si sente più vicino ai
primi “perché tra i cattolici c’erano tipi meno
battaglieri, che avevano dei beni”. Il progressivo affermarsi
della dittatura spegnerà ogni dibattito politico. |
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NOMADELFIA
STA ANCHE A INDICARE CHE LA SOCIETA’ IN CUI VIVERE DEBBA
ESSERE SCELTA LIBERAMENTE. ECCO DOVE E’ NATA QUESTA IDEA
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A
Firenze, nel 1920, Zeno, durante il sevizio militare ha un
rapporto di scontro, ma anche di amicizia e di stima, con due
giovani anarchici, suoi commilitoni. |
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DOVE
NASCE LA VOCAZIONE DI NOMADELFIA A PRATICARE E INSEGNARE FRATERNITA'
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Zeno
diviene sacerdote a trent’anni. Fra il 1931 e il 1947 è
viceparroco a S. Giacomo Roncole, piccolo centro agricolo della
Bassa. Durante questi anni, d. Zeno, con l’esempio e con la
parola, educa i parrocchiani alla solidarietà reciproca.
Intanto accoglie in casa decine di bambini bisognosi di
assistenza dividendo con loro “fame, freddo, fumo e
fastidi”. |
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Oltre
l’assistenza, verso l’uguaglianza. (pagina in
preparazione) |
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Nel
settembre ’43, d. Zeno deve fuggire dal Nord Italia dove sta
per costituirsi la Repubblica Sociale Italiana. Attraversa il
fronte; vive nel meridione, già libero ma sconvolto dal
passaggio della guerra, e da ultimo sosta a Roma ove si stanno
ricostituendo i partiti democratici. Compie esperienze
determinanti nella evoluzione del suo pensiero. Ritornato a S.
Giacomo con la Liberazione, il CLN locale gli affida la carica
di vicesindaco. Riprende l’educazione del popolo a una vera
fraternità, ma i criteri di uguaglianza da lui proposti non
vengono accolti. Da qui il proposito di realizzare una nuova
società, libera egualitaria e fraterna, con i propri
“figli”, i ragazzi accolti, ormai adulti e coniugati. Le
loro famiglie, dice, saranno collegate come vasi comunicanti. |
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Nell’ex
campo di concentramento di Fossoli nasce Nomadelfia. I suoi
principi. (pagina in preparazione) |
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Nella
primavera del ’47 d. Zeno e circa duecento persone tra adulti
e bambini occupano il campo di concentramento di Fossoli, che
sta per essere evacuato. Inizia la costruzione di una piccola
città “dove la fraternità è legge”: Nomadelfia. Nel ’48
la popolazione si dà la sua prima costituzione. |
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In
Maremma, l’arduo avvio dei “gruppi familiari”. (pagina in
preparazione) |
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Fra
il ’49 e il ’51 Nomadelfia viene citata nella cronaca
giornalistica italiana come il ritorno di una comunità dei
primi cristiani. La Chiesa approva l’esperienza. Negli anni
successivi l’iniziativa di d. Zeno di dar vita a un movimento
politico e il danno arrecato nelle elezioni amministrative alla
Democrazia Cristiana, inducono il ministro degli interni,
democristiano, a ottenere dal Vaticano la facoltà di portare la
comunità allo scioglimento, col pretesto della precaria
situazione economica. I superstiti si trasferiscono in una
tenuta maremmana dono di un membro della famiglia Pirelli. D.
Zeno richiede e ottiene la laicizzazione temporanea e, con
inesausta fiducia, ricostituisce la comunità. Nascono in gruppi
familiari. |
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La
società in cui viviamo non è la nostra. |
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Nel
1964, poco dopo aver ripreso l’esercizio del sacerdozio, d.
Zeno quasi a conclusione del racconto della vita trascorsa,
riassume i capisaldi del proprio pensiero, nel quale si
intrecciano, sullo sfondo di una incrollabile fede cristiana,
elementi del pensiero anarchico e di quello marxista: ne risulta
il rifiuto dei rapporti sociali ed economici oggi vigenti.
Affronta
poi il tema dei rapporti tra Nomadelfia e la Chiesa.
L’autonomia di una popolazione cattolica nelle sue scelte
“civili”, che adesso rivendica, verrà, poco dopo, da lui
stesso radicalmente compromessa, istituendo il controllo sulla
comunità da parte del “padre e fondatore” e, dopo di lui,
del “successore”: sacerdoti, e quindi dipendenti
dall’autorità ecclesiastica.
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L’ultima
intervista. (pagina in
preparazione) |
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D.
Zeno trascorre gli anni settanta stimolando instancabilmente la
comunità a seguirlo nelle iniziative che la sua dedizione al
popolo lo spinge ad attuare, ma, più spesso, semplicemente a
immaginare.
Muore nel gennaio 1981. Qualche settimana prima ha un
ultimo colloquio con un giornalista. NOTA
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Si
prevede la possibilità di fornire, a chi ne faccia richiesta,
l'intero volume in fotocopia, a fronte del rimborso spese. |
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