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Nelle democrazie è già garantito il pluralismo delle culture, delle
lingue, delle religioni, delle etnie. Che bisogno hanno questi di
costituirsi in comunità?
Le grandi comunità culturali di cui oggi si parla, siano fondate
sull’unità religiosa,
linguistica, etnica, ecc. non richiedono una adesione volontaria. Sono
comunità naturali. Se ne è partecipi per il fatto “naturale” che vi si è
nati, non per un atto formale di adesione.
Queste sono comunità contrattuali. Vi si aderisce sottoscrivendo
l’accordo che lega tra loro i membri.
Chi di noi l’ha personalmente approvata? Buona o cattiva che sia, ci è
imposta, per il fatto casuale di essere nati dove siamo nati. Questo, dal
punto di vista libertario, è un sopruso che tutti gli uomini sono
costretti a subire.
I legami reciproci fra una di queste comunità
e la persona che vi aderisce
sono molto determinati e impegnativi. Per questo occorre che ogni membro
li abbia personalmente accettati. Fatta salva la facoltà di annullare,
successivamente, la propria adesione.
Per sperimentare, almeno nell’ambito in cui vivi, un tipo di convivenza
sociale diverso da quello che ti offre lo stato.
In che modo?
Qualcuno potrebbe provare…
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