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Perché una comunità?

  • Nelle democrazie è già garantito il pluralismo delle culture, delle lingue, delle religioni, delle etnie. Che bisogno hanno questi di costituirsi in comunità?

Le grandi comunità culturali di cui oggi si parla, siano fondate sull’unità religiosa,  linguistica, etnica, ecc. non richiedono una adesione volontaria. Sono comunità naturali. Se ne è partecipi per il fatto “naturale” che vi si è nati, non per un atto formale di adesione.

  • E queste, invece…

Queste sono comunità contrattuali. Vi si aderisce sottoscrivendo l’accordo che lega tra loro i membri.

  •  Anche lo stato democratico è definito contrattuale, perché ha una costituzione che è stata approvata a maggioranza.

Chi di noi l’ha personalmente approvata? Buona o cattiva che sia, ci è imposta, per il fatto casuale di essere nati dove siamo nati. Questo, dal punto di vista libertario, è un sopruso che tutti gli uomini sono costretti a subire.

  • E perché, allora, si dovrebbe sottoscrivere un nuovo preciso accordo?

I legami reciproci fra una di queste comunità e la persona che vi aderisce sono molto determinati e impegnativi. Per questo occorre che ogni membro li abbia personalmente accettati. Fatta salva la facoltà di annullare, successivamente, la propria adesione.

  • Perché mai dovrei accettare questi vincoli, oltre quelli che già lo stato mi impone?

Per sperimentare, almeno nell’ambito in cui vivi, un tipo di convivenza sociale diverso da quello che ti offre lo stato.

  • Forse la forma ”comunità”, intesa come gruppo riunito in un’ unica sede, oggi può essere superata

In che modo?

  • Con le nuove forme di comunicazione, si possono stabilire legami anche a distanza…

Qualcuno potrebbe provare…

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