|
www.unpattotranoi.it Fuori dagli eserciti
LA PACE CRESCE SULL'ALBERO DELLA
GIUSTIZIA Quel che segue è un discorso pronunciato da d. Zeno Saltini (il fondatore della comunità di Nomadelfia) nel 1950 in una piazza di Vignola (MO). Gli ascoltatori era in gran parte agricoltori (braccianti, mezzadri, piccoli proprietari) e questo spiega i frequenti riferimenti all’attività agricola e il linguaggio popolare usato (Zeno Saltini era anch'egli figlio di questa campagna emiliana). Un discorso di grandissima attualità. E
di una esemplare chiarezza.
[…]
Siamo in un brutto momento, è un brutto momento questo qua. […] C’è
una grave malattia in viaggio per tutto il mondo. Un interrogativo
veramente opprimente e indegno per i popoli di tutto il mondo:
l’interrogativo di una guerra; c’è anche un altro interrogativo:
possibilità di rivoluzione [oggi avrebbe detto “di terrorismo”]. Due
interrogativi che c’impongono di assumere ciascuno la nostra personale
responsabilità. Non
possiamo dire: «Viene, viene la guerra! viene, viene!…» Andiamoci
piano… Se fosse un temporale uno direbbe: «Cosa vuoi che faccia?»…
Ma la guerra non è un temporale, la guerra è un’altra cosa. Chi la
fa’ sta guerra? Perché è ben importante questa cosa: chi la fa poi? Se
quelli poi che l’han da fare dicono: «Viene…» beh, allora la volete.
Non c’è modo di parlarne prima? E parliamone finché, forse, a mala
pena siamo in tempo. […] Ci
sono delle ragioni per le quali può venir la guerra, ci sono? Ci sono e
molto gravi. Quello bisogna studiare! Posso io, puoi tu, tu uomo, donna,
padre, madre, ciascuno di noi, può entrare in un altro equilibrio per cui
se ne vadano queste cause della guerra e delle rivoluzioni? Iddio non può
darci la pace, perché Iddio non è un ragazzo, non è un idealista, uno
squilibrato: Dio dà le cose logiche. La pace oggi non è logica. La pace
non è una cosa in se stessa, che possa essere isolata, no. Siamo nel
paese dove fate la frutta e sapete che le pere non nascono dalla radice.
Si fa la pianta, curate la pianta, curate sempre la pianta e saltan fuori
i frutti. La pianta della pace è la giustizia: se fate la giustizia,
avremo la pace, nasce il frutto; è un frutto, la pace, che nasce
sull’albero della giustizia, ma se no, non c’è. […] Ci
sono due leggi che governano il mondo e, tenetevelo bene in mente questo,
che è molto importante: una ve la spiego ‘sta sera, una domani sera. Dunque
c’è una legge che si chiama la legge umana, della natura umana, ed è
anche nell’Antico Testamento, è la legge di Mosè, una legge che va
bene per tutti; questa: «Non fare agli altri quello che non avresti
piacere che fosse fatto a te stesso; fa agli altri quello che avresti
piacere che fosse fatto a te stesso.» […] Questa legge si può tradurre
nell’altra che dice: «Ama il prossimo tuo come te stesso» Forse che
faccio del cristianesimo a dire quello che ho detto io adesso? Non è mica
cristianesimo! È una legge naturale: il cristianesimo ehh, lui va più
avanti! Non hai ancora messa in atto la legge di Mosè, e vuoi dirti un
cristiano?! Vi farò vedere domani sera cosa è il cristianesimo, eh! è
una musica più forte, qualche cosa di meglio, di più alto. Ma il mondo
ancora non vive la legge umana, vive invece la legge della foresta: il più
forte, il più abile, si fa padrone di quell’altro! Chi ha oro, chi ha
mezzi, muove gli uomini, come chiama il cane con una fetta di polenta!
[…] Ma non vedete che è tutto un gioco? Non ve ne accorgete che il
sistema che abbiamo oggi nel mondo, è il sistema della foresta? Ognuno
deve vivere sull’altro: è qui il guaio, ognuno deve vivere
sull’altro… […]
[…] A Roma ci son delle borgate: un mezzo disastro!
[c’erano a Roma, c’erano a Milano, le chiamavamo “baraccopoli”; oggi le chiamiamo
“favelas”] dieci, quindicimila persone ognuna… han delle casette basse, in fila… ogni, tre, quattro, cinque, c’è un gabinetto… con dei mucchi di letame così, dentro al gabinetto, perché non li pulisce nessuno e poi là dentro, in una stanza ci son famiglie con tre, quattro, cinque, sei figli l’una… Dove si trova Gesù Cristo? Ecco: Cristo descrive il Giudizio Universale, come sarà: divide gli uomini, da una parte mette gl’ingiusti e dall’altra i giusti. Dice agli ingiusti: «Avevo fame e non m’hai dato da mangiare; avevo sete, non m’hai dato da bere; ero ignudo, non m’hai vestito; ero pellegrino, non m’hai aiutato; ero carcerato, non mi hai visitato; ero malato, non m’hai curato… quindi andate maledetti al fuoco eterno, via!» Loro si voltano indietro, tutta ’sta gente, dicono: «Ma quando t’abbiamo visto, noi, senza mangiare, senza bere, senza vestito, senza casa, sofferente così, in tutte ’ste maniere? Noi non t’abbiamo mai visto!» «Tutte le volte che non l’avete fatto a questi miei figli, non l’avete fatto a me: ero io in loro!» Dov’è Gesù Cristo? È là in quella stanza, crocifisso, sofferente e sputacchiato e offeso da tutti noi che lasciamo le famiglie là in quella sofferenza, in quello stato d’animo. Avete un bel predicare, avete un bel dire: «Purezza, purezza!». Ma intanto quelle bambine là se saranno stuprate, di chi è la colpa? Cristiani, sta lì Gesù Cristo! Dice un tale: «Ci andremo poi domani.» Bisognerebbe correre stasera, subito! Potrà dire Gesù Cristo: «Ero disoccupato in Italia e mi davano solo trecento o quattrocento lire al giorno, con un mucchio di figli…» Dice: «Ma dove t’abbiamo visto noialtri?» «Là nei disoccupati c’ero Io» «Ma era un comunista, era un socialista, era un cristiano, era un bestemmiatore,…» «Non c’è bestemmiatore che tenga: era una mia creatura… tu sei tenuto a dargli da mangiare, da lavorare…» Dice: «Ma caro mio, non si può, non si può…» «Ero io in loro! nei sofferenti, negli oppressi.» […] Dicono: «Ringraziando Iddio, son stato fortunato in questa guerra: [la seconda guerra mondiale era finita cinque anni prima] ho salvato le vacche, ho salvato la casa, ho salvato la moglie e i figli, insomma non m’è successo niente! e sto bene e per questo ringrazio Iddio, anzi ho preso un quadro della Madonna, e l’ho appeso sulla casa e gli ho messo due lampadine accese, sempre, perché proprio, ringraziando Dio, mi sono salvato, sono stato fortunato, ringraziando Iddio». Accanto c’è un’altra casa, e l’hanno bombardata, lì è morta la mamma, han rovinata la sorella, rotta la gamba a suo marito… Allora questi qua possono dire “ringraziando Iddio”? Vorrei sapere, io, se posson dire “ringraziando Iddio” anche loro?! Ringraziando Iddio se ci hanno rovinati? Vorrei saperlo, io, se è “ringraziando Iddio!” Intendiamoci! Perché è mai possibile che Iddio voglia bene a te e non a quello lì? Ma è un padre! Perché non dici una cosa diversa: «Ma guarda un po’ sta guerra! ci ha rovinati. Guarda lì mio fratello, eh! un uomo come me, una sorella come me, guarda mo lì poverini! rovinati! Qui bisogna che io attacchi il tubo dei vasi comunicanti, come nel travaso.» Non travasate voialtri il vino? con la gomma e poi via! e passa di là… e la botte quando è arrivata al livello dell’altra, tutte e due pari, si ferma, lei è onesta, alt! «Adesso travaso. Se sei mucche le ho salvate io, e a te le hanno ammazzate, facciamo tre per ciascuno. Tu hai le gambe rotte, adesso ti aiuto io; ai tuoi piccolini ci pensiamo insieme, lavoriamo, andiamo avanti insieme…» Uno dice: «Gesù Cristo è figlio di Dio»; un altro dice: «Non è mica vero». Non conta niente, sapete. Se voi vi abbracciate così, Dio, essendo padre, vi benedice tutti, perché fate per bene, perché vi abbracciate, osservate la giustizia. […] |