www.unpattotranoi.it

Masks Off


http://www.masksoff.org/

Nel settembre del 2003 ho deciso di creare una compagnia teatrale di ragazzi ebrei ed arabi perche' credo nel teatro come strumento di crescita, di unione e collaborazione.
Angelica Calò Livne

Bereshit LeShalom

La Fondazione Bereshit LeShalom-Masks Off propone una serie di progetti ai quali chiunque abbia coscienza e interesse per il futuro non si puo sottrarre. Attraverso l’arte, l’esperienza dell’amicizia, l’accoglienza delle differenti culture, l’attività e la partecipazione, i giovani prendono coscienza del loro contributo alla società che li circonda, imparano a capire il loro compito nella vita e coinvolgono tutti coloro che vengono a contatto con essi.
La positività diviene parte integrante delle loro azioni e li aiuta a superare il malessere dell’adolescenza che diviene ricca di significato e forza motrice per migliorare il mondo che li accoglierà in futuro. Un mondo dove si possa vivere senza il bisogno di celarsi dietro una maschera. I progetti sono: Workshops e Spettacoli con ragazzi di etnie, religioni e culture diverse per conoscersi attraverso le attività. La gi
ornata del pane, 50 donne israeliane e 50 donne palestinesi insieme in un’attività quotidiana. Conferenze e testimonianze sulla vita in Israele e in Palestina. Attività educative e formative ai due lati della barriera di sicurezza.
Pubblicazioni di articoli e libri sugli aspetti positivi della convivenza tra israeliani e arabi. Organizzazione di vacanze in Italia per giovani vittime israeliane del terrorismo.

Ancora qualche parola su Bereshit

Cio' che vedrete oggi non e' uno spettacolo qualunque. E' un lavoro di collaborazione, di discussione, di interrogativi di un intero anno. Un lavoro che continua fino ad oggi.

E' un messaggio che paradossalmente arriva proprio da una terra dove la pace non c'e', dove si conosce sulla propria pelle la paura della morte, l'orrore anche nella quotidianita'.

E' un lavoro di autoeducazione. Nel quale ci si impone di continuare a credere nella positivita'. Di continuare a sperare. Di non arrendersi al male, al terrore e all'impulso di reagire in un modo che non rispecchierebbe il proprio spirito.

Diverrete insieme a noi parte di un sogno che puo' avverarsi. Di una realta' che si potra' attuare solo continuando a pensare positivamente a costruire, a parlare e a cercare a tutti i costi il bene, anche quando sembra che non ci sia piu' nessuna luce alla fine del tunnel. Anche quando si ha la sensazione che si sta' brancolando nel buio piu' disperato, anche quando sembra che tutte le speranze siano svanite.

 

La nostra visione

Obbiettivi principali

Sviluppo di una leadership giovanile per il raggiungimento della pace attraverso le arti e il coinvolgimento sociale. Educazione ai valori di mediazione e negoziazione. Incremento e sviluppo dei rapporti umani e sociali degli abitanti della Galilea di diverse culture come modello di laboratorio di convivenza . Approfondimento del valore della diversita' come fonte di arricchimento personale.

Presidente e fondatore Yehuda Calo' Livne'

Presidente onorario la Deputata Prof. Yuli Tamir

La Fondazione Bereshit LeShalom- Masks Off propone una serie di progetti ai quali chiunque abbia coscienza e interesse per il futuro non si puo sottrarre. Attraverso l'arte, l'esperienza dell'amicizia, l'accoglienza delle differenti culture, l'attivita' e la partecipazione, i giovani prendono coscienza del loro contributo alla societa' che li circonda, imparano a capire il loro compito nella vita e coinvolgono tutti coloro che vengono a contatto con essi.
La positivita' diviene parte integrante delle loro azioni e li aiuta a superare il malessere dell'adolescenza che diviene ricca di significato e forza motrice per migliorare il mondo che li accogliera' in futuro. Un mondo dove si possa vivere senza il bisogno di celarsi dietro una maschera.

Link Fondazione Bereshit LaShalom N. 580425767
Kibbutz Sasa D.N. Merom Hagalil 00972-4-6988694
e mail: edna@sasa.org.il

http://www.masksoff.org/

"La nostra radio per la pace", di Daniele Semeraro, Repubblica, 27/1/2006

Una testimonianza di Angelica Calò Livnè

L'educazione è speranza. È l'ultima speranza che è rimasta al mondo per sopravvivere. Educazione dei figli, educazione di noi stessi. Alcuni giorni fa ero con un gruppo di vecchi amici. Ci si incontra ogni anno, veniamo da tutta Israele e camminiamo per km tra rocce e boschi per conoscere di più questa piccola terra e attraverso il dialogo con la natura il nostro legame si fa sempre più saldo.

E' una tradizione ormai, ogni anno il gruppo dei "ragazzi" con cui Yehuda, mio marito, era all'esercito si incontra per una lunga gita a piedi. In boschi, in montagna, nel deserto o da qualche parte in Israele. All'inizio eravamo giovani coppie, poi e' arrivato il primo bambino, oggi alcuni dei nostri figli sono gia' soldati......
Sembrava che nulla potesse intaccare lo spirito di questi sabre inossidabili straordinariamente abbronzati tutto l'anno per il lavoro all'aria aperta, era impensabile che l'amarezza e l'incredulita' per la situazione in Israele potesse disegnare nemmeno per un attimo un ombra di sconforto anche nei loro occhi. Ieri tra una scalata e l'altra sulle rocce del deserto nel Wadi Daraje davanti al Mar Morto, mi sembrava di non riconoscere piu' gli amici di sempre, questo gruppo di persone straordinarie che 25 anni fa aveva liberato a Misgav Am, un kibbuz qui vicino sulla frontiera con il Libano, 11 bambini di tre anni che due terroristi avevano preso in ostaggio. Mentre camminavamo tra due pareti immense di rocce maestose raccontavo loro dei miei viaggi in Italia e nel mondo, di Samar, la mia amica palestinese e dell'affetto con cui ci accolgono. "E' bellissimo sentire le tue storie sul teatro e sui tuoi sforzi per avvicinare i cuori, ma non c'e' niente da fare cara amica! Loro ci vogliono morti, non ci vogliono qua! Hanno ancora la chiave della loro casa a Yaffo e a Haifa attaccata al collo! Non ci sara' mai pace con i palestinesi Non si potra' mai dialogare con quelli, forse lo vuoi tanto ma non e' cosi, non ci credere!!!"

Sono uomini di 45 anni che ho conosciuto ragazzi, quando avevano l'eta' che ha ora mio figlio. Padri senza un futuro, che costruiscono case e famiglie a cui non possono promettere nulla. "E allora perche' restare qui? perche' rimanere attaccati a questa terra cosi profondamente? Perche' insegnare ai nostri figli a conoscerne ogni piccola pietra? Abbiamo il dovere di sperare, di continuare a provare a cercare di vivere insieme a loro. Di convicerli e convincerci che si puo'. Di trovare il modo di crescere i loro e i nostri figli normalmente! Dobbiamo fare il possibile! E dobbiamo iniziare dall'educazione, nostra e loro, lo stiamo facendo e continueremo a farlo, non possiamo arrenderci. Non e' tutto bianco o tutto nero, non e' giusto pensare che lo sia!!!" La mia voce echeggia come a supplicare i miei interlocutori di non mollare, non loro per favore! "Ma oggi la Galilea e' la culla di Hamas...." mi dice Hanoch. "Lo so, io ci vivo in Galilea ma gli arabi di Fassouta e di Jish sono di casa da noi. E tanti di loro cercano la tranquillita' come la cerchiamo noi. La vita da vivere e' molto meno complicata della vita che si racconta!"
Al momento di lasciarci Amos, il piu' disincantato, con un passato ricco di storie, uno che gli arabi li conosce bene, per averci lavorato insieme, per averci vissuto insieme mi abbraccia e mi da' una specie di benedizione a modo suo........ "Continua cosi, ce ne vorrebbero tanti che ancora credono..."
Vi mando questa benedizione, questa preghiera. Questa urgenza: credere!
E la profezia avverera' se stessa! E' cosi!
Angelica Calo' Livne'

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