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Essi rappresentano uno dei tre gruppi di anabattisti emigrati in Nordamerica nel secolo scorso, assieme ai Mennoniti e agli integralisti Amish.

La loro eresia consisteva in quattro punti:

1) ritenere la Bibbia come legge, presa alla lettera;

2) impartire il Battesimo agli adulti, anziché ai bambini;

3) abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione;

4) non combattere e non uccidere. E' per seguire questo ultimo precetto che gli Hutteriti hanno girato mezza Europa, cercando con determinazione il luogo dove realizzare la loro utopia non violenta.

Grazie a Maria Luisa Sotgiu

 

L’anabattismo

 

Nel XVI secolo, tra i diversi movimenti religiosi sorti all’interno della Riforma, era nato l’anabattismo, diffusosi in tutti i paesi di area protestante.

Gli anabattisti vennero così chiamati dai loro avversari per via della pratica eretica del “secondo battesimo”, impartito in età adulta come atto conclusivo di una conversione personale. Coerentemente con la loro concezione di chiesa, ristretta alla sola comunità dei credenti convinti e assolutamente separata dallo stato, gli anabattisti fecero propria una condotta di vita di sobrietà e di una coerenza morale estreme, fino ad applicare alla lettera le virtù evangeliche e a professare la comunione dei beni e la nonviolenza. Le loro idee e i loro comportamenti giudicati un pericolo per la società, determinarono la decisione concorde di luterani e cattolici di annientarli.

[da A. De Bernardi, S. Guarracino, Dizionario di storia, ed. Bruno Mondadori,1995]

Nel 1528 un gruppo di anabattisti fuggiaschi si insediarono in Moravia e vi organizzarono una fattoria comunitaria. Altri gruppi li seguirono e nacquero fattorie collettiviste anche in un paio di località vicine. Presto affluì nella zona una quantità crescente di profughi anabattisti altoatesini, fra cui Jakob Hutter, un artigiano nato presso San Lorenzo in Val Pusteria, che divenne l'organizzatore e la guida pi autorevole del comunismo anabattista.

 Si avviò così un flusso migratorio tanto forte da fare diventare gli altoatesini preponderanti numericamente fra gli anabattisti esuli in Moravia.

La personalità vigorosa di Hutter si impose a tal punto che tutti ne accettarono la guida e ne riconobbero l'autorità. In un paio di anni l’altoatesino riuscì a dare alle comunità anabattiste una struttura così salda da sopravvivere fino al giorno d'oggi attraverso quattro secoli di vicissitudini drammatiche.

 

Nascono gli hutteriti

 

Nel 1535 la persecuzione si abbatté anche sugli anabattisti della Moravia. 1 suoi seguaci stessi pregarono Hutter di allontanarsi perché troppo noto agli Asburgo ed egli rientrò in Alto Adige riprendendo la sua rischiosa attívita di predicatore. Fu però catturato a Chiusa e portato a Innsbruck, dove fu bruciato vivo nel 1536, dopo torture ancora più sadiche dei solito.

La persecuzione costrinse le comunità a disperdersi. Taluno cercò scampo altrove; uno dei responsabili fu catturato e mandato al rogo a Vienna. Non pochi irriducibili, però, restarono, nascondendosi finché non fu passata la bufera, e si riorganizzarono appena possibile in fattorie basate sulla comunione dei beni e di un pacifismo assoluto, secondo l'insegnamento di Jakob Hutter. Appunto in onore di questo loro maestro assunsero il nome di Fratelli Hutteriti, che continuano a portare ancora adesso.

Gli hutteriti trovarono una guida forte e saggia nel bavarese Hans Amon, il primo successore di Jakob Hutter. Già nel 1537 riorganizzarono le loro fattorie comunitarie (Brúderhófe) e gradualmente assorbirono anche altri gruppi anabattisti. Amon venne affiancato da Ulrich Stadier, un tirolese, il quale contribuì a maturare la dottrina collettìvista degli hutteriti con i suoi scritti. E’interessante in particolare la sua Unterricbtung (istruzione) circa la comunanza dei beni e l'autorità dei ministri per l'originalità di alcune idee. Sia pure in un contesto ardentemente religioso e non di rado ascetico addirittura, si affacciano spunti di sapore politico vagamente giusnaturalistico. Secondo Stadler infatti gli ordinamenti collettivisti dei credenti hutteriti

dovrebbero essere anche gli ordinamenti politici dell'intero mondo. Ma la malvagità degli uomini ha rovinato tutto. Perché come il sole col suo splendere è comune a tutti, così dovrebbe essere l'uso di tutte le cose create. Chi se ne appropria e le recinge è un ladro e ruba quello che non è suo. Perché ogni cosa è stata creata libera nella comunità. Di questi ladri, il mondo intero è pieno.

Egli ammetteva che il comunismo della comunità apostolica di Gerusalemme era stato un fatto isolato anche nella cristianità primitiva, su cui non si poteva fondare una regola generale. Tuttavia sosteneva che gli ordinamenti si debbono adattare alle circostanze di tempo e di luogo e alle situazioni. Nell’Impero Romano, i primi cristiani potevano sussistere anche senza il comunismo: ben diversa era la situazione dei credenti perseguitati spietatamente dalla chiesa di Roma e da essa «cacciati nel deserto». Viene da pensare perciò che Stadler traesse ispirazione da una cultura di stampo umanistico.

 

Persecuzioni e prosperità

 

Gli hutteriti subirono un'altra grave persecuzione dopo il I547 in conseguenza della vittoria del cattolico Carlo V sulla lega che i principi e le città protestanti della Germania avevano costituito per difendere la Riforma. La sconfitta dei protestanti scatenò infatti un'ondata reazionaria in tutto l'Impero, da cui gli hutteriti furono costretti a un pellegrinaggio doloroso in cerca di scampo, dalla Moravia in Slovacchia, in Austria e daccapo in Moravia.

In quegli anni tribolati emerse fra gli hutteriti Peter Riedmann,un tedesco della Slesia che fu intrepido missionario e autore di una Rechenschaft unserer Religion (Resoconto della nostra religione), da lui scritta durante una delle sue detenzioni in carcere, che gli hutteriti considerano ancora oggi come l'esposizione più autorevole della loro domina.

Fortunatamente, dopo la pace di Augusta (1555) fra l'imperatore e i protestanti, seguita dall'abdicazione di Carlo V, si aprì per loro un mezzo secolo di pace e di prosperità.

Nella memoria storica degli hutteriti gli anni 1565-95 sono ricordati come «il periodo aureo». Allora infatti le fratellanze hutterite giunsero all'apogeo della floridezza spirituale, della prosperità materiale e della consistenza numerica. In buona parte questi anni fortunati sono anche quelli in cui fu Vorstcher Peter Walpot, un tirolese detto Scherer (cimatore) per la sua professione, che fu tra le personalità maggiori della storia hutterita. Fra l'altro, sotto di lui fu iniziata la « Grande Cronaca » in cui gli hutteríti continuarono a registrare le proprie vicende fino al 1665. Durante quattro secoli di peregrinazioni da un paese all'altro, in condizioni spesso tragiche, fino alla loro sede attuale,le fratellanze hutterite riuscirono sempre a portarsi dietro il manoscritto della Grande Cronaca, come simbolo per eccellenza della loro tradizione.

Nella seconda metà del Cinquecento le fattorie comunitarie hutterite, arrivarono al numero di settanta-ottanta, con una popolazione aggirantesi sulle trentamila anime; una cifra notevole, tenendo conto dei livelli modestissimi della popolazione di allora (Zurigo si aggirava sulle novemila anime e Ginevra sulle dodicimila). Ma sono cifre stupefacenti se si tien conto che i missionari hutteriti partivano sapendo che di norma sarebbero finiti sul rogo e solo per eccezione sarebbero tornati vivi, e che molti dei proseliti venivano catturati, specie al loro passaggio per i domini austriaci, mentre erano in cammino alla volta della Moravia.

 

L’organizzazione interna

 

La struttura data da Jakob Hutter alle fratellanze dei suoi seguaci fu conservata religiosamente, ed è restata intatta fino a oggi, col suo carattere fortemente autoritario e la sua salda disciplina. Un capo unico e vitalizio - il Vorstcher - aveva autorità carismatica su tutti. Dopo di lui, obbedienza e rispetto erano tributati agli altri dirigenti; i ministri della parola di Dio (Diener des Wortes) e i ministri della gestione economica (Diener des Notdurf). Agli indisciplinati non si esitava ad applicare l'espulsione (Ausschluss). La fattoria comunitaria era l'unità di base, simile a un villaggio autosufficiente, che poteva contare da trecento a mille abitanti e una cinquantina di edifici. La tipica abitazione hutterita era un grande fabbricato rustico coi tetto di paglia: al piano terreno erano i locali per i servizi comuni (cucina, lavanderia, nido d'infanzia, infermeria, scuole); nel tetto si aprivano due file di abbaini, ciascuno dei quali corrispondeva a una stanzetta, e in queste stanzette erano sistemate le varie famiglie. E’interessante notare che gli hutteriti non costruivano locali adibiti specificamente a usi religiosi come le chiese cattoliche o protestanti: i locali dei servizi erano usati anche per il culto.

Nelle comuni si esercitavano tanto l'agricoltura quanto l'artigianato e le manifatture. Nessuno stava in ozio, e tutti dovevano imparare un mestiere, compreso coloro che erano stati nobili o ecclesiastici avanti di convertirsi e di emigrare in Moravia. Anche coloro che poi avrebbero esercitato professioni intellettuali, come quelle di ministro, di medico e di insegnante, dovevano prima esercitare un lavoro manuale per un certo periodo di tempo. Grazie al loro impegno religioso nel lavoro e alla loro disciplina, gli hutteriti arrivarono a un alto grado di razionalità economica e a ottimi livelli tecnologici. Le loro comuni, oltre a produrre a sufficienza per il mantenimento dei propri membri, riuscivano a metter sul mercato merci di buona qualità a basso prezzo; fabbricavano una birra eccellente, ceramiche pregiate, coltellerie e altri oggetti di metallo, tessuti, vetri e perfino orologi. Un'altra fonte di proventi dall'esterno era la fornitura di servizi: un gesuita del Seicento, Andreas Christoph Físcher, autore di scritti violenti contro gli hutteriti, denunciava scandalizzato i nobili moravi (cattolici), perché reclutavano fattori e amministratori fra gli hutteriti, si facevano curare dai loro medici, assumevano le loro donne come nutrici dei propri figli e addirittura - orrore! - andavano a lavarsi nelle stanze da bagno, di cui gli eretici maledetti dotavano le loro comuni.

 

Sobrio benessere, educazione serena, nonviolenza

 

Sicuramente il tenore di vita degli hutteriti era meno gramo e miserabile di quello medio dei contadini europei di allora. Tuttavia era così frugale come si conveniva a un costume di coscienziosa austerità. In pratica, ciò equivaleva a una compressione volontaria dei consumi, e in particolare di quelli voluttuari, che lasciava margini sufficienti per una certa accumulazione di denaro liquido. Anche sotto questo punto di vista, pertanto, le comuni hutterite furono un netto successo. Va aggiunto a questo anche l'impegno tutto particolare degli hutteriti nell'educazione. In ogni Brúderhof vi erano la «scuola piccola» per i fanciulli da due a sei anni e la «scuola grande» per quelli da sei a dodici anni: dopo questa età cominciava per tutti l'avviamento al lavoro. Il processo educativo si sviluppava in un'atmosfera di serenità gioiosa ed era sufficiente a garantire un livello di istruzione ben superiore a quello usuale dei contadini del tempo.

Questo spiega anche la produzione relativamente abbondante di scritti religiosi, di inni, di raccolte di lettere edificanti che circolava fra gli hutteriti del Cinquecento. Si trattava di una circolazione manoscritta, in mancanza di tipografia. Ma è pur sempre l'indice di una dimestichezza abituale con l'alfabeto. In queste opere si insisteva su temi caratteristici dell'ideologia hutterita, come l'abbandono (Gelassenheit) del credente alla volontà di Dio e come i suoi corollari, la comunanza dei beni (Gtitergemeinschaft) e la rinunzia a opporsi alla violenza con la violenza. Come gli altri anabattisti, gli hutteriti erano convinti che al cristiano non fossero lecite né la guerra, né la partecipazione alle magistrature o il ricorso ai tribunali. Va sottolineato però che malgrado questi tratti comuni gli hutteriti restarono sempre divisi dagli altri anabattisti, a cominciare dai mennoniti, a causa del proprio attaccamento intransigente al comunismo.

 

Migrare, migrare

 

Un lungo periodo di guerre religiose sconvolse l’Europa nei primi decenni del Seicento. Vigeva ancora il principio “cuius regio eius religio” per cui i suddito dovevano praticare la fede religiosa del sovrano, o scegliere di emigrare.

Nel corso di queste guerre, i soldati della Lega cattolica (sostenuta dagli Asburgo)infierirono con atrocità raccapriccianti contro le comunità inermi e votate alla nonviolenza degli anabattisti che furono posti al bivio fra la religione cattolica e l'espulsione dalla Moravia, dove si erano stabiliti. Alcune migliaia di irriducibili scelsero l'esilio e nel gelo dell'inverno partirono alla volta della Slovacchia, dove la nobiltà feudale era tanto indipendente rispetto a Vienna da accogliere anche profughi eretici sulle sue terre. Dalla Slovacchia alcuni nuclei di hutteriti si trasferirono nella Transilvania, dove regnava una completa libertà di coscienza.

Alla fine del Seicento morte e devastazione si abbatterono daccapo sulle comunità hutterite della Slovacchia, in seguito alle guerre tra gli Asburgo e i Turchi. Con la vittoria di Vienna la Controriforma ebbe mano libera per riconquistare il paese al cattolicesimo. Per lunghi anni, gli hutteriti riuscirono a resistere, fin quando Maria Teresa d’Austria affidò ai gesuiti il compito di ricondurre alla ragione questi folli ostinati. Con l'uso prolungato di metodi persuasivi come la bastonatura sistematica dei renitenti, attorno al 1762 la Compagnia ebbe finito di ricondurre anche le pecore più ostinate all'ovile.

Restavano i nuclei hutteriti della Transilvania, che proprio nel Settecento avevano avuto una rifioritura quasi per miracolo. La politica antiprotestante di Maria Teresa aveva costretto un certo numero di contadini luterani a emigrare dalla Carinzia in Transilvania. Parecchi di costoro si convertirono alla fede degli hutteriti e andarono a ingrossare le Brúderhófe. Anche la Transilvania, però, finí sotto il dominio degli Asburgo, e i gesuiti si adoperarono a cattolicizzare i superstiti hutteriti con gli stessi metodi, che avevano avuto tanto successo in Slovacchia.

Praticamente, da quel momento, gli hutteriti sparirono alla vista degli europei. Nessuno o quasi si accorse che un certo numero di irriducibili era riuscito a sfuggire dalla presa dei gesuiti ed era evaso dalla Transilvania attraverso le montagne che la dividono dalla Valacchia, portandosi dietro non solo famiglia e figli, ma anche quei manoscritti in tedesco, in cui gli hutteriti avevano registrato le proprie vicende dal secolo XVI in poi ed espresso in forma sistematica le proprie dottrine. In Valacchia, questi fuggiaschi restarono ben poco, dal 1767 al 177O soltanto. Vi si trovarono male per l'ambiente inospitale, la primitività della popolazione e l'imperversare delle guerre tra Russi e Turchi. Ma appunto un generale russo, insediatosi a Bucarest come governatore, offrí loro una sistemazione in Ucraina non lontano da Kiev. E fu la loro salvezza.

In Ucraina poterono trovare libertà e terra da lavorare non solo i fuggiaschi della Valacchia, ma anche altri loro confratelli, provenienti dalla Slovacchía. Furono ricostruite le fattorie collettiviste, la vita spirituale rifiorí, le perdite spaventose subite dalle fratellanze a causa delle persecuzioni furono gradualmente colmate dalle nuove nascite. Dopo quasi cento anni, però, l'impero zarista non riconobbe più gli accordi in base ai quali gli hutteriti erano venuti in Ucraina e volle imporre anche a loro l'obbligo del servizio militare. Daccapo le fratellanze emigrarono, stavolta per gli Stati Uniti, e fra il 1874 e il 1879 andarono a stanziarsi nel South Dakota.

 

Nel Nuovo Mondo

 

Nelle praterie del South Dakota sembrò che gli hutteriti avessero trovato una sede ideale. Di fatto vi prosperarono moralmente e materialmente per decenni. Ma nel 1917 gli Stati Uniti entrarono in guerra e gli hutteriti ebbero serie difficoltà a ottenere l'esenzione dal servizio militare. Vi furono anzi casi di brutalità molto gravi contro hutteriti renitenti alla leva. Così, per l'ennesima volta, gran parte di loro partì alla volta del Canada, ove era più sicuro il riconoscimento della obiezione di coscienza. Da allora pertanto gli hutteriti vivono pacificamente, in gran parte in Canada e in parte minore negli USA, conservando gelosamente la loro fede, le loro strutture collettiviste, le loro tradizioni secolari. Sono cresciuti tanto da essere alcune decine di migliaia ma parlano ancora lo stesso dialetto tedesco dei loro padri del secolo XVI.

 

 

 

Una curiosa appendice

 

A questa storia davvero romanzesca degli hutteriti, vi è stata un'appendice abbastanza singolare dagli anni venti di questo secolo in poi. Attorno al 1922 nacque in Germania un movimento che si proponeva di rinnovare il collettivismo cristiano degli hutteriti, guidato da Eberhard Arnold (1883-1935). Il curioso è però che Arnold e i suoi non sapevano dell'esistenza di colonie hutterite in Nord America. Credevano che il movimento fosse stato distrutto dalle persecuzioni e ne cercarono il modello sui libri soltanto. L'avvento di Hitler, cui presto seguì anche la morte di Arnold, indusse la maggior parte dei neohutteriti a lasciare la Germania e a riparare in Inghilterra. Qui però, essendo tedeschi, comunisti e antimilitaristi, si trovarono così poco a loro agio, che ripartirono quasi tutti alla volta del Paraguay. Anche in questo caso, l'ambiente si rivelò così poco congeniale che i più dei neohutteriti se ne andarono e rifluirono negli Stati Uniti. Qui appresero dell'esistenza degli hutteriti veri e propri e cercarono di unirsi a loro. Però la convivenza si rivelò impossibile fra gli hutteriti vecchi e nuovi: gli uni erano contadini, ancorati a tradizioni patriarcali e vissuti per secoli tagliati fuori dal resto del mondo; gli altri erano gente moderna, avvezza alla vita di città e per lo più intellettuali. I neohutteriti pertanto finirono con l'andarsene a New York, dove crearono una comunità, la quale gestisce attività collettive di carattere industriale, specie per la fabbricazione di giocattoli. La comunità neohutterita ha sviluppato anche una certa attività proselitistica. Tra Stati Uniti, Canada, Paraguay, Inghilterra, Germania, i neohutteriti sono un paio di migliaia e il loro numero sta crescendo ulteriormente, sia pure con ritmo tuttavia modesto.

 

Questo testo è una libera riduzione della narrazione della storia degli hutteriti contenuta in Giorgio Spini, Le origini del socialismo, ed. Einaudi,1992. L’opera, frutto di un grande lavoro di ricerca, ci conduce lungo i percorsi accidentati che videro succedersi i tentativi di dare concretezza a disegni teoretici: cioè di trasformare l’utopia del socialismo in realtà. Offre dunque una imponente messe di materiale a quanti sono interessati ai temi trattati in questo sito

 

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