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Il testo seguente è di Tudy Sammartini, tratto dal volume fotografico di Gabriella Nessi Parlato e Gianni Berengo Gardin “Hutteriti, tirolesi d’America”, ed. Raetia, Bolzano 1996.

 


Nel Nuovo Mondo in cerca di libertà

Dopo infinite peripezie, il 15 il luglio 1874, sbarcano tra i docks di New York 113 hutteriti. Essi portano con loro un unico codice manoscritto: “La Cronaca Hutterita» dei 1536, che contiene tutte le regole, letto e studiato ancora oggi, secondo la versione originale, in gotico antico. Bonne Homme, sul Missouri, è la prima colonia fondata all'arrivo nella terra della libertà. In poco tempo le colonie, sempre composte da circa 60 persone ognuna, si moltiplicano soprattutto nel South Dakota e nel Montana. Ma i guai per gli hutteriti non sono finiti. Con lo scoppio della prima guerra mondiale vengono perseguitati anche dal governo per il loro rifiuto di andare a combattere, e la loro lingua, un tedesco-tirolese arcaico è mal sopportata dai contadini americani. Alcuni di questi “comunisti cristiani”, come sono soprannominati, si rifugiano allora nel vicino Canada, dove ancora vivono in Manitoba, Saskatchewan e Alberta.

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Tre gruppi nati da un unico ceppo

Oggi le colonie dei hutterites in Alberta sono centoventiquattro. Le colonie non pagano tasse erariali sul milioneduecentomila acri che coltivano, perché la proprietà dei terreni è della loro chiesa. Hanno le loro scuole, sono esenti dal servizio militare e usufruiscono dell'assistenza sanitaria: una specie di stato nello stato. Visto dall'esterno questo modo di vita appare sereno, un comunismo arcaico nel rispetto dell'individuo e della natura.

Le comunità degli hutteriti attualmente si dividono in tre gruppi: il primo gruppo, “la gente dei fabbro”, i “Schmiedeleut”, sono seguaci di Michel Waldner, il fab- bro che ripristinò l'abolizione della proprietà privata e la pratica della vita in comune, che con l'andar dei tempo, si era affievolita: è il gruppo meno intransigente. Il secondo gruppo, “la gente di Darius”, fondato dal predicatore Darius Wolter, è affine al primo; i suoi membri sono ancora ottimi artigiani; è più aperto verso “la gente di fuori”. Il terzo gruppo, “la gente dei maestro”, Jacob Wipf, che, emigrato in America, fondò la colonia di Old Elmspring: è quello dalla disciplina più severa; limita al minimo i contatti con il mondo esterno e rispetta le antiche regole con disciplina ferrea.

Le comunità vivono in buona armonia e celebrano matrimoni solo tra i loro componenti. Quindi ognuna di queste comunità ha caratteristiche e abitudini proprie pur nel rispetto delle regole generali.

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Una comunità hutterita in Canada

(dalla cronaca di una visitatrice)

 

Le sterminate pianure dell’Alberta meridionale. Un cartello bianco con scritto in verde “Claire Lake Colony, si vendono uova e ortaggi” indica l’accesso alla colonia che appare come un villaggio perfettamente distribuito.

La colonia è abbastanza recente, ha infatti una decina d'anni e possiede settemila acri di terreno coltivati a grano e pascolo. Gli hutterites allevano maiali in grandi capannoni sterilizzati, non visitabili; sono fieri dei loro vitelli e delle loro vacche che vengono munte con l'aiuto di un computer, la loro panna è la migliore che abbia mai gustato. Tremila anatre sono rinchiuse in spaziosi recinti e, al momento giusto, vengono macellate, spennate a macchina, lavate e appese ad asciugare per poi essere riposte in grandi frigoriferi, dove i cibi vengono accuratamente conservati per l'inverno. Il grasso e gli scarti degli animali vengono bolliti per farne sapone in un gigantesco contenitore all'aperto, con la partecipazione di tutti, come in un rito primordiale.

Al bordo dei villaggio ci sono sette silos per il grano, in metallo, rotondi con il tetto circolare a punta e un gruppo di uomini ne sta costruendo altri due. Vicino una serie di capannoni contiene le officine per riparare le macchine agricole che, a causa dei vento e della terra sono spesso rotte; la bottega dei fabbro che produce di tutto, perfino le grandi pentole della cucina; lo spazio dei falegname che costruisce i mobili e quello del calzolaio che fa scarpe e guanti per tutti. Una serie di grandi lavatrici viene usata, a turno, dalle donne per il bucato settimanale. Gli uomini sono abilissimi in ogni lavoro manuale, le donne piene di fantasia nel cucire i loro costumi, le vaporose tende, le soffici trapunte di piuma d'oca e i tappeti di stracci.

 

La colonia è formata da una sessantina di persone divise in quindici famiglie cariche di figli che, per loro sono benedizione di Dio e braccia da lavoro. Vivono in linde casette con piccoli giardini carichi di fiori, con panche in legno su cui vecchi e bambini prendono il sole. Saliti pochi gradini, tolte le scarpe, si entra nel soggiorno: la pulizia regna sovrana, tappeti intonati sul pavimento di linoleum, seggiole a dondolo, porte aperte sulle stanze da letto, dove ogni ragazza possiede una bella cassapanca in legno con i suoi tesori: bambole, libri, quaderni, matite colorate, fiocchi di seta, corredi ricamati. Le pareti sono bianche immacolate, con festose tende alle finestre; non un quadro, solo un calendario e un pendolo, non televisore o radio, né giornali, che non sono permessi dalla loro religione in quanto inutile intromissione dall'esterno.

 

Tutte le decisioni vengono prese collegialmente, ma i compiti sono precisamente distribuiti: accanto al ministro c'è il responsabile dell'amministrazione come quello dei campi, il responsabile dei bestiame come quello delle macchine. Anche fra le donne i compiti sono equamente distribuiti: il ruolo più ambito è occuparsi della cucina e della dispensa, vi è poi la responsabile degli acquisti per il vestiario e per la casa e la responsabile dell'orto. All'età di quarantacinque anni le donne sono dispensate dai lavori in comune e, di solito, si occupano dell'asilo.

 

Dietro le case c'è l'asilo per i bambini più piccoli che fino ai due anni vivono, invece, con la madre. All'ombra dell'edificio c'è un prato con otto altalene fatte con vecchi copertoni di automobile ed attorno ad un grande tavolo siede una donna sui quarantacinque anni, responsabile dell'asilo, con nove bambini che cantano nenie dal suono familiare, antiche filastrocche tirolesi. All'interno due stanze: una dove i bambini imparano a giocare insieme e a disegnare, l'altra dove mangiano e riposano per poi tornare a casa al tramonto.

La chiesa, che funge anche da scuola, insieme al refettorio sono i due luoghi aggreganti della comunità. Sono ubicati nell'edificio principale, al centro dei grande spiazzo coperto da ghiaino bianco e solcato da percorsi selciati, ombreggiati da giovani piante.

 

Gli abitanti della colonia si alzano alle sei e un quarto di mattina, fanno colazione in refettorio mezz'ora dopo, in silenzio, gli uomini separati dalle donne (consumano i loro pasti ad una velocità incredibile!), dopodiché partono per le loro faccende e si ritrovano per il pranzo delle dodici e trenta. Il cibo è vario e sostanzioso, non bevono alcolici e non fumano. La cena è alle diciannove e trenta dopo la riunione in chiesa. L’unico che ha il privilegio di consumare i pasti a casa propria è il ministro e capo della colonia, lo stesso che, in chiesa, tutte le domeniche legge, senza alcun commento, le antiche scritture della Cronaca Hutterita, nel testo originale in gotico dei 1536, che è la guida spirituale di tutti gli hutterites.

 

I ragazzi e le ragazze hanno il privilegio di frequentare la scuola all'interno della colonia stessa, con un docente venuto da fuori per l'insegnamento dell'inglese e delle materie regolamentari; uno interno, invece, provvede all'educazione per quanto riguarda l'insegnamento della religione e della lingua tedesca, che vengono insegnate dalle otto e mezzo alle nove e trenta, e di pomeriggio, durante i mesi invernali. Le pareti disadorne della scuola (chiesa) hanno due grandi lavagne dove i giovani imparano a trascrivere i testi sacri nell'antica lingua.

All'età di quindici anni iniziano a lavorare nei campi, nelle officine oppure accudiscono gli animali, comunque si prestano, a rotazione, nelle varie attività. A ventidue anni sono pronti a diventare adulti con il battesimo.

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