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Hanno un futuro?

  • Dunque, sulla scia del pensiero di R. Nozich [ved. TEMA A] dobbiamo pensare a un mondo ricco di comunità diverse tra loro?

L’umanità oggi è indirizzata verso l’uniformità. Si riduce la pluralità delle culture, che è sempre stata una possibilità di arricchimento, per l’umanità: le offriva larghezza di vedute, possibilità di confronti, di scelta. Ma molto spesso gli uomini hanno fatto della diversità una ragione di conflitto.

  • Una volta raggiunta l’uniformità, non sarebbero eliminati i contrasti?

La ricerca dell’uniformità è un cammino senza fine. Il pluralismo rinasce sempre e ovunque; lo troviamo anche all’interno delle comunità. Una comunità può scindersi a causa di questo; e ne nasce una nuova, diversa. Quello che dobbiamo praticare è la tolleranza reciproca tra le diversità. Queste comunità sono diverse tra loro, ed è bene che rimangano tali. Realtà piccole e diverse.

  • Esisteranno finché restano piccole.

Questo è certo. Se divenissero grandi si snaturerebbero. I grandi tentativi di dare all’umanità il bene (bene vero o falso che fosse) non possono che portare a società totalitarie. Queste comunità non pensano di togliere l’ingiustizia dal mondo in futuro, ma di dar vita, oggi, a spazi in cui ci siano, compatibilmente con i limiti umani, più libertà, più uguaglianza, più fraternità.

Un tale, quasi un secolo fa, disse: “C’è nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo di che fare la guerra a tutto il mondo durante tutta la durata del mondo”. Decisamente non è questo il metodo.

  • Mi pare che tutto questo sottintenda una visione pessimistica del futuro del mondo…

Difficile negarlo. E non è che queste comunità ti tirino fuori dalle perversioni del mondo. Cercano solo di creare, attorno a te, una fascia di protezione.

  • Un esempio?

Uno tra i tanti. La società futura si prospetta come un mondo dove si lavora per produrre e si consuma la produzione per creare lavoro. Queste comunità, dove si pratica una corretta sobrietà di vita, sono piccoli mondi dove è possibile sottrarsi, almeno in parte, a questo circolo vizioso.

Il consumismo non è che uno dei tanti mali di un prevedibile futuro, fenomeni che è impossibile contrastare perché si tratta di derive a dimensione planetaria.

  • Insomma si vorrebbe fare politica, uscendo dalla politica…

La grande politica è ormai governata dai poteri economici. Per questo la gente trova sempre più illusoria l’efficacia delle consultazioni elettorali. In una comunità, invece, si svolge necessariamente un'intensa vita politica interna, e i singoli sono tenuti ad assumere responsabilità verso persone vicine, che conosce. Si può pensare che da qui potrebbero più facilmente venire persone capaci di occuparsi anche della grande politica.

  • Conclusione?

Scrive Tzetan Todorov, che sul bene e sul male ha meditato parecchio, “l’esistenza umana non avrà mai l’eleganza di una dimostrazione matematica, né la perfezione di una polizza di assicurazione”

E questo è un bene.

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