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www.unpattotranoi.it 1949 – a Fossoli da visitatore A
seguito degli incontri con d. Zeno, il gruppo degli amici milanesi
organizza una serie di visite a Nomadelfia. Pullman di visitatori
cominciavano già a giungere a Fossoli, in quel di Carpi, da diverse parti
e i nomadelfi si stavano organizzando per riceverli. Generalmente queste
persone avevano la convinzione di visitare una "città dei
ragazzi" e restavano poi sconcertate incontrando invece una
popolazione eterogenea di circa milleduecento persone, composta non solo
dai nomadelfi (mai più di duecento) e dai minori accolti (circa
ottocento) ma anche da persone che erano in stato di indigenza, sfrattati,
profughi, sbandati, a cui Nomadelfia dava ospitalità. G
partecipa a uno di questi viaggi. D. Zeno non è a Fossoli. quel giorno, e
G parla con un giovane sacerdote, anche lui dal fare, dal fisico,
dall'abito di operaio, don Ennio. E ascolta esempi presi dalla natura e
dal lavoro agricolo per illustrare le verità della fede (e li confronta
con il linguaggio astratto della teologia), ascolta indicazioni concrete
per viverle, quelle verità, (e le confronta con il linguaggio evasivo
della politica). Sono le parole di un visionario, oppure la sua faccia
sincera, le sue mani callose, tutto quello che si vede lì attorno, sono
la conferma che quella visione è già in atto? Per
il pranzo G è ospite nella casa di due giovani sposi che hanno un proprio
figlio di pochi mesi e uno stuolo di figli accolti. Figli consegnati loro
sull'altare con la suggestiva formula evangelica: “donna, ecco tuo
figlio», «figlio, ecco tua madre». Pasto sobrio, in una numerosa ma
composta tavolata. Sono forse i primi passi di quella che diverrà una
solida famiglia patriarcale? Nel
pomeriggio un giro per l'ex campo di concentramento, trasformato in una
cittadina di pionieri. E’ domenica. Atmosfera paesana, famiglie a
passeggio, bambini dappertutto, coppiette, molta gente che discute.
Abbigliamento modesto ma compìto, per tutti. Non si distinguono
gerarchie, né i preti dai laici, tutti si danno dei tu, e sono cose, a
quel tempo, mai viste. Un
visitatore porge una mancetta a due ragazzini, che però la rifiutano: «i
soldi si danno al presidente». Ai
tavolini dei bar c'è chi gioca, chi scherza, chi parla di sport, e forse
G vorrebbe vedere ognuno compreso dei ruolo che assume davanti ai
visitatori; le consumazioni sono gratuite anche per i visitatori ma non se
ne serve: si sente con chi sta dall'altra parte dei banco. Un
ampio locale ha su una parete lo schermo per i film, alla parete opposta
l'altare per la Messa domenicale; è anche il luogo delle assemblee, non
sono cose senza significato. I
posti del lavoro: officine attrezzate con l'evidente passione emiliana per
la meccanica e i motori, la falegnameria, la calzoleria, la panetteria, lo
spaccio degli alimentari, la farmacia, servizi di cui, viene spiegato, si
fruisce secondo la propria necessità e non secondo il proprio denaro;
l'ambulatorio, le scuole. La
scuola. Che cosa sarà, qui, la scuola? Un argomento da approfondire bene,
si dice G, che si è trovato all'improvviso a fare il maestro, e lo fa con
altalenante entusiasmo. Sono
proprio gli aspetti che fanno intravedere una pratica non alienante dei
lavoro, quelli che più lo interessano. Per esempio, la varietà delle
prestazioni a cui ognuno è chiamato, la possibilità di passare
dall'insegnamento al lavoro nei campi, dall'edilizia alla redazione dei
giornaletto. E poi, attrattiva maggiore di tutte, la prospettiva di una
vita in cui l'attività lavorativa non sia subordinata alla retribuzione. Sul
pullman che lo riporta a Milano (mentre accanto a lui qualcuno si lagna
per la povertà dei pranzo di mezzogiorno), G si domanda se sia mai
possibile che quel giorno abbia incontrato una realtà capace di
soddisfare tutte le sue aspirazioni. Le premesse religiose su cui quella
realtà si fonda non sono più sue, ma che importa?
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