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Al condizionamento culturale attraverso la televisione siamo sottoposti
tutti senza che ce ne avvediamo. Le reti televisive sia pubbliche che
private ci sottopongono a una scuola di consumismo, volgarità, violenze;
la mondanità, l’intrattenimento sciocco, i divi dello spettacolo hanno
maggior spazio delle personalità positive e dei più gravi problemi.
In
quanto alla scuola, si ritiene che debba essere agnostica.
In proposito, però, le varie comunità seguono criteri diversi e questo è un
fatto molto positivo. Nella comune di Bagnaia e nelle comunità dell'ACF, ad esempio, TV e scuola sono quelle di
tutti.
Ma non è forse preferibile che televisione e scuola siano curate da
persone più vicine alla nostra scala di valori?
Che cosa si intenda per chiusura va visto caso per caso. I principi della
Dichiarazione Universale dei Diritti non vanno ignorati all’interno di
nessuna comunità, per quanto piccola, né di nessuno stato, per quanto
grande. Ognuno li fa poi osservare in base ai propri criteri di
tolleranza.
Chi fa parte di una comunità ha più occasioni di esprimere e mettere a
confronto la propria individualità della generalità delle persone. Una
spiccata personalità non è prescrivibile, ma si può supporre che in
queste comunità sia più facile che altrove trovare persone che la
possiedano.
Certo, è possibile. Non è detto che la vita comunitaria sia facile,
neppure sotto questo profilo.
E’ improbabile che queste comunità siano del tutto impermeabili ai
costumi esterni. Ma va detto che, essendogli stata data una determinata
cultura, il giovane che esce sa quello che è, a quale gruppo umano
appartiene: ha dunque una identità. Non si sente smarrito incontrando
altre culture e può aderirvi con maggiore coscienza di quel che sono le
diversità culturali. Le persone cresciute in una di queste comunità, e
che ne sono poi uscite, confermano sempre questo aspetto della loro
esperienza. |