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Giusta domanda. In effetti, in pochi posti ci sono unità di
principi, tante regole, tanto rispetto per la gerarchia, come in alcune di
queste
comunità. Eppure nella loro tradizione aleggia un certo spirito
anarchico. Queste persone ritengono di aver fatto una grande scelta di
libertà.
Non
è un notevole atto di libertà la scelta di aderire ad una comunità
radicalmente alternativa al sistema economico vigente? E poi quello di
restarvi? Un gesto anarchico: a questo tipo di società, io non ci sto.
Ogni comunità privilegia libertà diverse. Tra libertà positive
(liberi di…) e libertà negative (liberi da…) sono più tipiche e
comuni le seconde: liberi da una valutazione economicistica del proprio
contributo alla società, dal dover consentire che altri tragga profitto
dal tuo lavoro, da una attività basata sulla competizione,
dall’arrivismo nella carriera, dalla servitù del denaro, dalle
sollecitazioni del consumismo, dalle preoccupazioni per la vecchiaia,
dalla solitudine come singolo e come famiglia…
L’accettazione di una gerarchia di funzioni è una necessità
pratica, l’essenziale è che non si traduca in un privilegio, come
invece avviene ovunque.
Questo è da verificare.
Nella comune di Bagnaia e nelle comunità dell’ACF, ad
esempio, gli spazio di libertà positiva sono molto ampi [ved. Bagnaia, A.C.F.].
Inoltre,
va subito detto che religiosi e militari non hanno fatto una scelta che si
pone come alternativa al sistema statale.
Queste
comunità, invece, hanno principi che sono, per la maggior parte, in
contrasto con quelli dello stato in cui si trovano. C’è in loro
un’aspirazione, più o meno espressa, a essere liberi dalle leggi
statali.
Un
esempio evidente è nel pensiero di d. Z. Saltini, il fondatore della
comunità di Nomadelfia. Si vedano in TEMA A:
Come porsi nei confronti dello Stato se si ritiene
che ogni uomo sia originariamente libero e Zeno
Saltini e il pensiero anarchico
Si
può citare, inoltre, il principio della nonviolenza, che tante sofferenze
e vittime è costato agli hutteriti, per sottrarsi, ad esempio, al
servizio militare in tempi e paesi in cui non era prevista l’obiezione
di coscienza.
Il senso di libertà che una persona prova è un fatto del tutto
soggettivo e si coniuga con il senso di responsabilità, nel quale trova
un limite etico. Evidentemente chi aderisce a una comunità di questo tipo
colloca tale limite molto vicino a sé.
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